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I Fratelli Sardi

Ultima modifica 6 dicembre 2017

I fratelli Sardi erano cinque ed onorarono Agliano per la loro rettitudine e per la loro attività sportiva intrapresa: il gioco del pallone.
Per coloro che ignorassero tale gioco, basta accennare al peso del bracciale di legno: 2 chilogrammi e quello della palla di cuoio: 370 grammi, più del doppio del pallone elastico. E’  quindi indispensabile una prestanza fisica non indifferente per esercitare questo tipo di sport.
Il padre dei fratelli Sardi era fornaio ad Agliano, ma presto essi si trovarono orfani.

FILIPPO: nato nel 1878, fin da giovane diede prova di grande abilità con una battuta precisa, piena di slancio e di vigore. Ebbe il suo miglior momento nel 1896, ma l’anno di grazia fu il 1898 nella gara di Asti cui parteciparono i migliori campioni di pallone dell’epoca. Dal pallone piemontese passò poi al pallone a bracciale e, per la sua potenza di battitore, mandò in visibilio i suoi ammiratori negli sferisteri di Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze, Pesaro.

PIETRO: nato nel  1889, a 14 anni trova lavoro presso una drogheria di Torino con il patto di poter disporre di 2 ore pomeridiane per dedicarsi all’attività pallonistica. Dopo essere stato scritturato a Milano, per 6 lire al giorno, inizia, con il fratello Giorgio ad effettuare incontri nello sferisterio piemontese. Nel 1910 a Roma inizia a primeggiare aggiudicandosi la Coppa d’Argento in un girone di pallone a bracciale. Dopo aver partecipato alla guerra libica, si conferma campione di alta classe a Bologna e gli amici sportivi decidono di innalzargli un busto bronzeo a perenne ricordo delle sue imprese sportive.
Disputò l’ultima partita a Fano, a 47 anni. Si ritirò dall’arengo sportivo per ragioni ideologiche: fu per molto tempo ricercato e sorvegliato dai fascisti.
Insigniti dell’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto, morì a Milano il 1 marzo 1970.

GIORGIO: Con i fratelli Filippo, Pietro e Giuseppe fu anch’egli grande artista del bracciale.Il suo gioco fu diverso e nuovo rispetto  agli altri, come diverso fu anche il suo pallone nella rapidità del volo, ma dimostrò la sua superiorità nella mobilità e sveltezza.
La sua carriera sportiva, benché breve,fu una dell più brillanti: si spense, giovanissimo in Agliano il 5 marzo 1914.

MAGGIORINO: Al contrario degli altri fratelli non intraprese la professione sportiva. Dopo aver conseguito la licenza liceale, si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l’Università di Torino. Gli amici ed i colleghi preconizzavano per lui un futuro da docente. Apprezzato ed amato dal suo professore,il poeta e critico Arturo Graf, era fra tutti gli studenti universitari il piu’ stimato e ricercato. In breve tempo, una polmonite lo portò alla tomba il 10 dicembre 1910.

GIUSEPPE: Forte e bello era un “Ragazzo del ‘99”. Anch’egli iniziò l’attività sportiva, ma non ebbe modo di raccogliere gli allori come i fratelli maggiori.Giovanissimo partì per il fornte. Il 15 giugno 1918, quando appena era iniziata l’offensiva, la sua Compagnia fu la prima a correre al fuoco. Morto il caporale, gli fu comandato di prendere il suo posto alla mitragliatrice, ma una bomba nemica gli squarciò il petto. Immolò la sua giovinezza per difendere la Patria.